Ci sono fuoristrada che passano buona parte della propria esistenza perfettamente puliti, parcheggiati davanti a un bar con gomme enormi e una carriera nel fango limitata alla fotografia sul catalogo.
E poi ci sono mezzi che lavorano davvero.
Durante gli EcoTour Carnia 4×4, l’Isuzu D-Max ha fatto esattamente questo: ha lavorato. Ha percorso strade forestali, affrontato salite e fondi irregolari, trasportato persone verso malghe e alpeggi e, soprattutto, ha permesso di vivere la montagna anche a chi difficilmente avrebbe potuto raggiungere quegli stessi luoghi a piedi.
È questa la parte più importante del progetto.
Gli EcoTour sono proseguiti lungo tutto il periodo previsto, dal mese di giugno fino alla fine di settembre, seguendo naturalmente disponibilità, condizioni della montagna e itinerari programmati. Soltanto durante i giorni più difficili dell’emergenza incendi che ha interessato la Carnia le attività sono state sospese.
Una decisione ovvia.
Quando la montagna brucia non si va a fare turismo tra le forestali. Ci si ferma, si lascia spazio a chi sta lavorando sull’emergenza e si aspetta che tornino le condizioni per ripartire.
Poi siamo tornati in quota.
E il D-Max ha ricominciato a fare quello per cui un pick-up dovrebbe esistere: andare dove serve.
L’EcoTour non è una gara a chi sporca di più il 4×4
Chiamarlo semplicemente “giro in fuoristrada” sarebbe riduttivo.
L’EcoTour Carnia 4×4 nasce con un’idea differente: utilizzare il fuoristrada per raccontare il territorio e permettere alle persone di entrarci davvero.
Non si parte per conquistare la montagna.
Si parte per conoscerla.
Significa percorrere strade bianche e forestali senza la necessità di trasformare ogni buca in una prova speciale, fermarsi davanti a un panorama invece di attraversarlo a tutta velocità e raggiungere malghe dove il turismo non ha ancora cancellato il rapporto tra territorio, allevamento e vita quotidiana.
Durante la stagione gli itinerari hanno portato i partecipanti verso alcune delle località più caratteristiche della Carnia, attraversando boschi, vallate e alpeggi e raggiungendo luoghi come Malga Pizzul, Malga Meleit, Malga Glazzat, Pramosio, Lavareit, Cason di Lanza e altre destinazioni scelte in base alle condizioni e al periodo.
Perché la Carnia non è un percorso fisso.
Cambia con le stagioni, con il tempo e con la montagna stessa.
Ed è proprio questo il bello.
Il vero valore arriva quando qualcuno non potrebbe salire da solo
Una delle caratteristiche più importanti degli EcoTour è però quella che non compare su nessuna scheda tecnica.
L’accessibilità.
Per arrivare a molte malghe servono ore di cammino, dislivello, allenamento e una buona mobilità. Per qualcuno è semplicemente una bella escursione.
Per altri è impossibile.
Persone anziane, visitatori con difficoltà motorie o semplicemente chi non ha una preparazione escursionistica adeguata rischiano così di vedere una parte enorme della montagna soltanto nelle fotografie.
Il fuoristrada cambia completamente questa situazione.
Salire a bordo significa superare chilometri e dislivelli che a piedi rappresenterebbero una barriera e ritrovarsi improvvisamente davanti ai pascoli, alle malghe e ai panorami dell’alta Carnia.
In quel momento il D-Max smette di essere soltanto un pick-up.
Diventa un mezzo per rendere la montagna più vicina.
Ed è probabilmente un utilizzo molto più interessante che parcheggiarlo sopra un marciapiede per dimostrare che ha la trazione integrale.
Una Carnia che piace anche fuori dall’Italia
La risposta del pubblico ha confermato quanto questo tipo di esperienza possa diventare importante per il turismo del territorio.
Durante gli EcoTour abbiamo accompagnato persone provenienti da diverse regioni italiane, ma anche visitatori arrivati da Austria, Slovenia, Germania e perfino Malta.
Non erano qui per trovare una montagna costruita appositamente per i turisti.
Cercavano esattamente il contrario.
Boschi veri.
Malghe vere.
Persone che lavorano davvero lassù.
Prodotti locali.
Strade che esistono perché servono al territorio e non perché qualcuno abbia deciso di creare un’attrazione.
La Carnia ha un enorme vantaggio: non deve inventarsi un’identità.
Ce l’ha già.
Bisogna soltanto trovare il modo giusto per farla conoscere senza rovinarla.
Isuzu D-Max 2.2: chilometri veri, non una prova da brochure
Ed è proprio questo tipo di utilizzo a rendere interessante la presenza del nuovo Isuzu D-Max 2.2 MY26.
Il suo quattro cilindri turbodiesel Maxforce da 164 CV e 400 Nm non è stato valutato soltanto attraverso qualche chilometro su un tracciato preparato per una presentazione stampa.
È stato utilizzato.
Con persone a bordo.
Su asfalto.
Su forestali.
Su salite di montagna.
Su fondi che cambiano continuamente.
E soprattutto per molte giornate consecutive.
È una differenza enorme.
Perché quando utilizzi un mezzo in queste condizioni smetti abbastanza rapidamente di interessarti ai numeri decorativi della brochure.
Ti interessa che sia prevedibile.
Che abbia coppia.
Che la trazione funzioni.
Che sia semplice da gestire.
Che permetta di arrivare a destinazione senza trasformare ogni trasferimento in un esperimento.
Il D-Max dispone della trazione 4×4 inseribile, delle marce ridotte e del Rough Terrain Mode, strumenti che sulle strade forestali della Carnia hanno molto più senso di quanto ne abbiano all’interno di uno stand illuminato a LED.
Qui non servono a fare scena.
Servono.
Un pick-up deve prima di tutto essere utile
Ed è forse questa la qualità che meglio si sposa con gli EcoTour.
Il D-Max non cerca necessariamente di trasformare ogni chilometro in una dichiarazione filosofica sulla passione per il fuoristrada.
Fa una cosa più semplice.
Porta persone e materiale dove devono arrivare.
Ha spazio.
Ha robustezza.
Ha una meccanica pensata per sopportare utilizzi che vanno oltre il tragitto casa-supermercato.
E durante gli EcoTour questa concretezza è diventata particolarmente evidente.
Quando davanti hai una forestale che sale verso una malga e dietro hai persone che vogliono vivere una giornata in sicurezza, l’unica caratteristica che conta davvero è sapere che il mezzo farà il proprio lavoro.
Il resto sono dettagli.
Gli incendi ci hanno fermati. Non hanno fermato il progetto
La stagione ha avuto naturalmente un momento difficile.
Gli incendi che hanno interessato la Carnia hanno costretto alla sospensione degli EcoTour durante la fase più critica dell’emergenza.
Ed era giusto così.
Il territorio viene prima del programma.
La sicurezza viene prima delle prenotazioni.
Ma quella parentesi non ha rappresentato la stagione.
Gli EcoTour sono stati portati avanti durante tutto il periodo previsto e, appena le condizioni lo hanno permesso, i mezzi sono tornati sulle strade della montagna.
Non per recuperare chilometri persi.
Semplicemente per continuare quello che era stato iniziato.
Alla fine il protagonista rimane sempre lo stesso
Possiamo parlare del motore del D-Max.
Della trazione.
Delle ridotte.
Della capacità di affrontare una strada forestale con la tranquillità di chi è nato per fare esattamente quello.
Ma alla fine il protagonista dell’EcoTour non è mai il mezzo.
È la Carnia.
Il fuoristrada serve soltanto ad aprire una porta.
Dietro quella porta ci sono montagne, boschi, pascoli, malghe, persone e storie che troppo spesso rimangono lontane da chi non può raggiungerle a piedi.
Durante questa stagione l’Isuzu D-Max ha aiutato ad accorciare quella distanza.
E forse è proprio questo il complimento migliore che possiamo fare a un 4×4.
Non aver dimostrato quanto fosse bravo a superare un ostacolo.
Ma aver permesso a qualcuno di arrivare dall’altra parte.



















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