Domenica 13 settembre, al Caotic Motor Pork di Bagnolo San Vito, in mezzo a fuoristrada veri, mezzi d’epoca, scooter, motori e quella meravigliosa confusione meccanica che trasforma una domenica qualsiasi in una giornata decisamente più interessante, mi sono fermato davanti a una pista un po’ diversa dalle altre.
Niente motori da centinaia di cavalli, niente gomme alte mezzo metro e nemmeno qualche tonnellata di acciaio da trascinare fuori dal fango. Davanti a me c’erano invece piccoli fuoristrada radiocomandati intenti ad arrampicarsi su pietre, legni, salite e passaggi tecnici costruiti appositamente per loro.
Ed è così che ho conosciuto più da vicino il mondo di S.C.C. Scaler, community dedicata al modellismo radiocomandato dinamico e, in particolare, a scaler e crawler.
Chiamarli semplicemente “modellini”, però, dopo averli osservati per qualche minuto, comincia rapidamente a sembrare una definizione parecchio riduttiva.
Il fuoristrada, semplicemente più piccolo
La cosa più interessante di questo mondo è che molti principi del fuoristrada vero rimangono praticamente intatti.
Un mezzo deve trovare aderenza, scegliere la traiettoria corretta, evitare di appoggiare il telaio, mantenere un baricentro favorevole e riuscire a sfruttare tutta l’articolazione delle sospensioni per avanzare senza ribaltarsi. Cambiano le dimensioni, ovviamente, ma la logica è sorprendentemente simile.
Guardando uno scaler affrontare lentamente un ostacolo, capita quindi una cosa abbastanza curiosa: dopo pochi secondi smetti di pensare al fatto che sia radiocomandato e cominci invece a guardare dove mette le ruote, quanto sterza e come lavora la sospensione, esattamente come faresti davanti a un vero 4×4 impegnato in un passaggio tecnico.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che rende il modellismo scaler così affascinante, perché non punta semplicemente alla velocità. Qui l’acceleratore serve soprattutto a essere dosato bene, mentre correre troppo spesso è il modo migliore per finire rovesciati.
Nel trial 4×4 vale lo stesso principio, soltanto che quando il mezzo pesa qualche chilo lo rimetti sulle ruote con una mano. Quando ne pesa duemila, la faccenda diventa improvvisamente più impegnativa.
Crawler e scaler: stessa famiglia, caratteri molto diversi
Crawler e scaler vengono spesso messi nello stesso calderone, ma in realtà raccontano due modi leggermente diversi di vivere questo hobby.
Il crawler è costruito principalmente per superare gli ostacoli. L’estetica passa spesso in secondo piano rispetto a trazione, articolazione delle sospensioni, altezza da terra, distribuzione dei pesi e capacità di arrampicata. In altre parole, se davanti trova una parete di roccia, il suo compito non è chiedersi se sia ragionevole salirci sopra, ma capire semplicemente come farlo.
Lo scaler, invece, cerca di avvicinarsi maggiormente al comportamento e all’aspetto di un vero fuoristrada. La carrozzeria, le proporzioni, gli accessori e persino il modo in cui il mezzo si muove diventano parte integrante dell’esperienza.
Ed è qui che la faccenda inizia a degenerare magnificamente.
Perché sugli scaler compaiono verricelli funzionanti, portapacchi, ruote di scorta, snorkel, fari, piastre, taniche, paraurti, attrezzi e interni riprodotti con una precisione che rende immediatamente chiaro quanto questo hobby possa diventare serio.
Il risultato è che alcuni modelli, fotografati dalla prospettiva giusta, sembrano autentici 4×4 fotografati nel mezzo di qualche spedizione.
Un mondo nato prima che diventasse di moda
L’idea di costruire fuoristrada radiocomandati realistici non è certamente recente.
Già negli anni Ottanta esistevano modelli molto sofisticati che cercavano di riprodurre la struttura dei veri 4×4, con telai separati, ponti rigidi e sospensioni pensate per ricordare quelle dei mezzi reali.
Il crawling moderno, però, cominciò a crescere soprattutto negli Stati Uniti nei primi anni Duemila, quando gli appassionati iniziarono a modificare mezzi esistenti per aumentare sempre di più le capacità di arrampicata. Si lavorava su differenziali, sospensioni, telai, rapporti e motori, spesso combinando componenti provenienti da modelli differenti.
Era, insomma, la stessa filosofia che da sempre anima il fuoristrada vero: compra qualcosa e immediatamente comincia a chiederti come modificarlo.
Poi, nel 2007, arrivò uno dei modelli che contribuì maggiormente a cambiare il settore: l’Axial AX10 Scorpion. Prima di allora molti crawler venivano assemblati praticamente pezzo per pezzo dagli appassionati; l’AX10 portò invece sul mercato un modello sviluppato specificamente per il crawling, rendendo questa disciplina molto più accessibile. Axial stessa considera ancora oggi quell’auto uno dei modelli che trasformarono radicalmente il segmento RC crawler.
Poco dopo arrivò la famiglia SCX10, che spinse ulteriormente il settore verso il cosiddetto scale crawling, cioè verso mezzi capaci di mantenere buone prestazioni sugli ostacoli ma con un aspetto molto più vicino a quello dei veri fuoristrada.
Ed è da lì che questo universo ha continuato a crescere.
S.C.C. Scaler: il modellino è solo metà della storia
Quello che mi ha colpito durante la giornata, però, non è stato soltanto vedere i mezzi in azione.
La parte più interessante è probabilmente tutto quello che ruota attorno alla pista.
Gruppi come S.C.C. Scaler trasformano infatti un hobby individuale in qualcosa di completamente diverso, perché permettono agli appassionati di incontrarsi, confrontare le proprie preparazioni, scambiarsi soluzioni tecniche, costruire percorsi e soprattutto trascorrere insieme una giornata facendo quello che piace.
E chi frequenta il fuoristrada vero conosce molto bene questa dinamica.
Puoi avere il mezzo più preparato del mondo, gomme spettacolari e qualsiasi accessorio immaginabile, ma gran parte del divertimento nasce dalle persone che incontri, da quello che impari osservando gli altri e dalle discussioni infinite su quale soluzione funzioni meglio.
Nel mondo scaler succede esattamente la stessa cosa, soltanto in una scala più piccola.
E probabilmente con meno rischio di rompere un semiasse da svariate centinaia di euro.
La pista diventa parte del gioco
Anche il percorso, naturalmente, è fondamentale.
Una buona pista scaler deve mettere alla prova il mezzo senza trasformarsi in una sequenza di ostacoli impossibili, alternando salite, discese, pietre, passaggi laterali e superfici differenti.
L’obiettivo non è semplicemente arrivare dall’altra parte, ma capire come farlo.
Ed è proprio osservando questi percorsi che si comprende quanto il crawling sia più vicino a una disciplina tecnica che a una semplice corsa con un radiocomando.
Bisogna imparare a leggere il terreno, a dosare il motore e a capire quando una ruota sta per perdere aderenza. Anche pochi centimetri possono cambiare completamente il comportamento del mezzo.
Il bello è che tutto questo avviene a velocità ridottissime, eppure riesce comunque a tenerti lì a guardare.
Che non è una cosa da poco, considerando che siamo abituati a pensare che per rendere interessante un veicolo servano necessariamente velocità, rumore e cavalli.
E poi comincia inevitabilmente la personalizzazione
Naturalmente esiste anche un’altra componente fondamentale: modificare tutto.
Perché nessun appassionato di motori è capace di lasciare qualcosa esattamente come è uscito dalla scatola.
Pneumatici, cerchi, ammortizzatori, motori, servi, rapporti, sospensioni, assetto e distribuzione dei pesi possono essere modificati praticamente senza fine, mentre sul fronte estetico le possibilità diventano ancora maggiori.
Ed è qui che iniziano a comparire mezzi costruiti per sembrare veri expedition vehicle, trial estremi, vecchi fuoristrada restaurati oppure piccole repliche di preparazioni realmente esistenti.
Alcuni appassionati arrivano perfino a sporcare e invecchiare volutamente le carrozzerie per renderle più realistiche.
Una scelta che, personalmente, trovo perfettamente coerente con il fuoristrada.
Un 4×4 immacolato ha qualcosa di sospetto.
Un hobby che può diventare una porta d’ingresso nel mondo 4×4
C’è anche un aspetto educativo che vale la pena sottolineare.
Scaler e crawler permettono infatti di comprendere visivamente concetti come trazione, baricentro, articolazione, grip e scelta delle traiettorie, diventando anche un modo interessante per avvicinare ragazzi e giovani al mondo della meccanica e del fuoristrada.
Non significa naturalmente che guidare uno scaler per sei mesi renda automaticamente pronti per affrontare un percorso estremo con un 4×4 vero, altrimenti avremmo risolto molti problemi dei corsi di guida.
Ma il principio resta interessante.
Qui si impara osservando, provando, sbagliando e modificando.
Ed è esattamente il tipo di approccio che rende interessante qualsiasi passione tecnica.
Non siete vicino a S.C.C.? Esiste una community italiana
La cosa bella è che non serve necessariamente vivere vicino a S.C.C. Scaler per entrare in questo mondo.
In Italia esiste infatti Scalers & Crawlers, uno storico forum nazionale dedicato agli scaler elettrici 1:10, con sezioni geografiche, discussioni tecniche, raduni e aree dedicate agli incontri.
Nel forum sono presenti sezioni dedicate alle diverse zone d’Italia, dal Nord Est al Centro fino a Sud e Isole, ed è quindi un ottimo punto di partenza per capire se nella propria zona esistono gruppi, piste oppure altri appassionati con cui iniziare.
Ed è probabilmente questo il modo migliore per avvicinarsi al settore: prima vedere, poi parlare con chi già lo pratica e infine decidere quale mezzo acquistare.
Perché acquistare il primo modello trovato online e scoprire tre giorni dopo che volevate qualcosa di completamente diverso è un’antica tradizione motoristica che sarebbe meglio evitare almeno una volta nella vita.
Alla fine il problema è sempre lo stesso: ne vuoi uno
Dopo aver visto i mezzi di S.C.C. Scaler muoversi sulla pista, la conclusione è abbastanza inevitabile: questo mondo riesce a mettere insieme modellismo, meccanica, creatività e cultura del fuoristrada in un modo incredibilmente naturale.
Si parte guardando per curiosità, poi si comincia a chiedere che modello sia quello davanti a noi, subito dopo quanto costa e infine quali modifiche convenga fare.
Ed è esattamente in quel momento che capisci di essere fregato.
Perché probabilmente ne comprerai uno.
Poi cambierai le gomme.
Poi il servo.
Poi gli ammortizzatori.
Poi arriverà il secondo mezzo, perché il primo ormai è “troppo modificato per usarlo normalmente”.
La storia dei motori, in fondo, è sempre la stessa.
Soltanto che questa volta entra tranquillamente nel bagagliaio.
Dove seguire S.C.C. Scaler
Per vedere i mezzi, seguire le attività del gruppo e scoprire i prossimi appuntamenti:
Per chi invece vuole conoscere altri appassionati italiani, trovare discussioni tecniche e cercare gruppi o incontri nella propria zona:





























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