La MINI Countryman è cresciuta. Parecchio. È diventata più grande, più spaziosa, più tecnologica e decisamente più adulta rispetto alla MINI che per decenni abbiamo associato a parcheggi impossibili, ruote agli angoli della carrozzeria e strade affrontate come se ogni rotonda fosse la Parabolica di Monza.
Poi qualcuno ha appiccicato sul portellone la scritta John Cooper Works, ha infilato sotto il cofano un 2.0 turbo benzina da 300 CV e 400 Nm, aggiunto la trazione integrale ALL4 e, improvvisamente, tutta questa maturità ha cominciato a sembrare molto meno preoccupante.
Perché la nuova MINI Countryman JCW ALL4 sarà anche la MINI più grande della famiglia, ma quando si preme davvero l’acceleratore sembra ricordarsi perfettamente da dove arriva.
E soprattutto, dopo aver percorso lo stesso itinerario Udine-Istria affrontato con la MINI Aceman JCW elettrica, abbiamo scoperto qualcosa di ancora più interessante: a volte il vero lusso non è avere più tecnologia.
È semplicemente poter partire senza chiedersi dove sarà la prossima colonnina.
300 CV: finalmente qualcuno ha ricordato alla Countryman cosa significa JCW
La ricetta è semplice, almeno sulla carta.
Quattro cilindri 2.0 turbo benzina, 300 CV, 400 Nm di coppia, trazione integrale ALL4, accelerazione da 0 a 100 km/h in 5,4 secondi e velocità massima di 250 km/h.
Numeri seri.
Soprattutto considerando che non stiamo parlando di una piccola hot hatch da una tonnellata e poco più, ma di un crossover lungo quasi quattro metri e mezzo, con cinque porte, spazio per una famiglia e un bagagliaio che non vi costringe a scegliere tra le valigie e i passeggeri.
La parte migliore, però, è che la Countryman JCW non cerca di impressionare soltanto con la scheda tecnica.
Il motore ha quella risposta piena e progressiva che ormai rischiamo quasi di dimenticare nell’era della coppia elettrica istantanea, mentre la trazione ALL4 permette di scaricare a terra la potenza con una facilità che rende l’auto tremendamente efficace anche quando l’asfalto non è perfetto.
Si preme l’acceleratore e lei parte con convinzione.
Ma soprattutto, quando arrivano le curve, non si limita a essere veloce.
Comincia a divertirsi.
E voi con lei.
È enorme per essere una MINI. Eppure riesce ancora a sembrare una MINI
Guardiamola con un minimo di obiettività.
La Countryman JCW misura 4.447 mm in lunghezza, 1.843 mm in larghezza e 1.645 mm in altezza, con un passo di 2.692 mm.
Il bagagliaio parte da 505 litri e può arrivare fino a circa 1.530 litri abbattendo i sedili posteriori.
Il peso si aggira attorno ai 1.660 kg.
Praticamente, se la MINI originale potesse vedere questa Countryman, probabilmente chiamerebbe qualcuno per denunciare un furto d’identità.
Eppure la cosa curiosa è che, una volta al volante, buona parte di queste dimensioni sparisce.
Naturalmente non diventa improvvisamente una Cooper S degli anni Novanta e nessuno dovrebbe aspettarselo, ma lo sterzo rapido, la posizione di guida e la risposta del telaio riescono a mascherare piuttosto bene la massa.
Non sembra un SUV che cerca disperatamente di fingere di essere sportivo.
Sembra piuttosto una MINI che ha mangiato parecchio, è cresciuta, ha messo su muscoli e continua ad avere pessime intenzioni quando vede una strada piena di curve.
Ed è probabilmente il complimento migliore che si possa fare a una Countryman JCW.
John Cooper Works non può essere soltanto un pacchetto estetico
Fortunatamente qui la sigla JCW non serve soltanto per vendervi cerchi più grandi e qualche dettaglio rosso.
L’estetica diventa inevitabilmente più aggressiva, con paraurti specifici, elementi aerodinamici dedicati, finiture in contrasto e una presenza molto più muscolare rispetto alle versioni normali.
Ma John Cooper Works significa soprattutto altro.
Significa una parte della storia sportiva MINI.
Una storia legata alle competizioni, ai rally, alle Cooper che negli anni Sessanta riuscivano a mettere in difficoltà vetture enormemente più potenti e a una filosofia secondo cui una macchina non deve necessariamente avere dimensioni esagerate per essere divertente.
La Countryman ribalta in parte questa logica perché piccola non lo è più.
Ma almeno non dimentica la seconda metà dell’equazione.
È divertente.
E nel 2026 non è affatto una cosa scontata.
Udine-Istria: stesso viaggio, storia completamente diversa
Il confronto più interessante della nostra prova, però, non è arrivato da una scheda tecnica.
È arrivato dalla strada.
Abbiamo percorso con la Countryman JCW lo stesso itinerario da Udine all’Istria già affrontato con la MINI Aceman JCW elettrica.
Stesso tipo di trasferimento, filosofia automobilistica completamente diversa.
Con la Aceman avevamo scoperto quanto l’elettrico possa essere piacevole da guidare ma anche quanto il viaggio possa essere condizionato dall’infrastruttura: ricerca delle colonnine, disponibilità reale, potenze di ricarica, attese e qualche problema di comunicazione tra automobile e stazione.
Con la Countryman tutto questo semplicemente scompare.
Partite.
Guidate.
Quando serve vi fermate al distributore.
Cinque minuti dopo siete nuovamente sulla strada.
Sembra una banalità.
Dopo aver affrontato lo stesso viaggio con un’elettrica, improvvisamente non lo è più.
La metà del tempo. Ed è qui che il confronto diventa interessante
Sul percorso Udine-Istria, con la Countryman JCW abbiamo impiegato circa la metà del tempo rispetto al viaggio effettuato con la Aceman elettrica.
Non perché la Countryman possa andare al doppio della velocità, naturalmente.
Il motivo è molto più semplice: non abbiamo dovuto costruire il viaggio attorno alle soste di ricarica.
Con l’Aceman avevamo incontrato poche colonnine realmente utili lungo il percorso e alcune soste si erano trasformate in attese decisamente più lunghe di quanto avremmo desiderato.
Con la Countryman, invece, il rifornimento è rimasto quello che siamo abituati a conoscere da decenni: un’interruzione breve all’interno del viaggio, non un elemento attorno al quale organizzare il viaggio stesso.
Ed è una differenza gigantesca.
Perché quando si parla di autonomia si commette spesso l’errore di ragionare soltanto in chilometri.
Trecento.
Quattrocento.
Cinquecento.
Ma l’autonomia reale di un’automobile non dipende soltanto da quanto lontano riesce ad arrivare.
Dipende anche da quanto velocemente potete restituirle quei chilometri una volta terminati.
Benzina contro elettrico: il prezzo alla pompa non racconta tutta la storia
E poi c’è la questione economica.
Argomento perfetto per trasformare qualsiasi discussione automobilistica in una guerra civile nel giro di circa trentadue secondi.
Da una parte c’è chi sostiene che l’elettrica costi sempre meno.
Dall’altra chi considera qualsiasi automobile senza pistoni un elettrodomestico con le ruote.
La realtà, come spesso succede, è parecchio meno comoda per entrambe le tifoserie.
Durante i nostri due viaggi, il carburante necessario alla Countryman JCW ci è costato leggermente più delle ricariche effettuate con l’Aceman.
Quindi, limitandosi esclusivamente al prezzo dell’energia, l’elettrica mantiene il proprio vantaggio.
Ma il viaggio non è fatto soltanto di euro per chilowattora o euro per litro.
Ci sono anche i tempi, le soste, eventuali deviazioni, la disponibilità dell’infrastruttura e tutto ciò che quelle ore aggiuntive comportano.
Considerando l’esperienza complessiva del nostro itinerario, la Countryman ci ha permesso di affrontare il trasferimento in maniera più rapida e, nel nostro caso specifico, anche economicamente più conveniente nel complesso.
Questo non significa che la benzina costerà sempre meno dell’elettrico.
Sarebbe una conclusione assurda.
Cambiate itinerario, tariffa di ricarica, stile di guida o disponibilità di una wallbox domestica e il risultato può cambiare completamente.
Ma dimostra una cosa molto più interessante: il costo reale di un viaggio non coincide necessariamente con il costo dell’energia che avete messo nel serbatoio o nella batteria.
Anche il tempo ha un valore.
E fingere che non esista perché è difficile inserirlo in una tabella Excel non lo rende meno reale.
Aceman e Countryman: due MINI, due idee completamente diverse
Ed è proprio per questo che mettere una accanto all’altra Aceman JCW e Countryman JCW è molto più interessante di quanto sembri.
La Aceman elettrica ha una risposta immediata all’acceleratore, una fluidità impressionante e quel silenzio totale che nel traffico quotidiano può essere tremendamente piacevole.
La Countryman è tutta un’altra faccenda.
Il quattro cilindri turbo sale di giri, il sound accompagna l’accelerazione, il cambio entra nella dinamica della guida e ogni azione sembra avere una risposta meccanica.
Non stiamo dicendo che una filosofia sia universalmente migliore dell’altra.
Sono semplicemente diverse.
Ma su un’auto che porta il marchio John Cooper Works, quella partecipazione meccanica ha ancora un peso importante.
Quando accelerate non ricevete soltanto una spinta.
Sentite il motore lavorare.
Sentite la progressione.
Sentite la trasmissione mettere ordine tra quattro ruote che cercano di scaricare 300 CV sull’asfalto.
E su una strada tortuosa tutto questo costruisce una relazione con l’auto che non si misura semplicemente confrontando due tempi sullo 0-100.
Finalmente una sportiva che può fare anche la macchina normale
La cosa forse più riuscita della Countryman JCW è la sua capacità di essere completamente insensata e perfettamente razionale nello stesso momento.
Da una parte avete 300 CV, 400 Nm, 250 km/h e uno 0-100 in 5,4 secondi.
Dall’altra avete cinque porte, un bagagliaio da 505 litri, una posizione di guida comoda, spazio posteriore vero e la possibilità di partire per un viaggio senza dover spiegare ai vostri passeggeri che devono lasciare metà dei bagagli a casa perché avete comprato una sportiva.
Durante la settimana può andare al lavoro, accompagnare i figli, affrontare traffico e supermercati.
Nel fine settimana può portarvi verso una strada di montagna e ricordarvi improvvisamente perché avete speso qualcosa in più per avere quelle tre lettere sul portellone.
JCW.
Tre lettere che funzionano soltanto quando, prima o poi, vi fanno venir voglia di fare una strada più lunga semplicemente perché contiene più curve.
Non è piccola, non è leggera. Ma almeno non è noiosa
La Countryman JCW rappresenta molto bene quanto sia cambiato il mondo MINI.
La piccola vettura essenziale nata alla fine degli anni Cinquanta è ormai lontanissima.
Qui abbiamo schermi, elettronica, dimensioni da crossover, trazione integrale e quasi una tonnellata e sette da portarsi dietro.
I puristi potrebbero già aver chiuso la pagina disgustati.
Peccato.
Perché si perderebbero la parte interessante.
La MINI Countryman JCW non prova a fingere di essere la MINI del passato.
Cerca di prendere ciò che rendeva interessante quella filosofia — risposta immediata, sterzo rapido, carattere e voglia di giocare — e applicarlo a una vettura che oggi deve essere anche spaziosa, sicura, tecnologica e adatta a viaggiare.
Non tutto può sopravvivere al passaggio.
Le dimensioni sono aumentate.
Il peso pure.
La semplicità meccanica appartiene ormai a un’altra epoca.
Ma il carattere, fortunatamente, è ancora lì.
MINI Countryman JCW: il piacere di partire senza pensarci troppo
Alla fine il confronto con l’Aceman elettrica ci ha lasciato una sensazione molto precisa.
La Aceman JCW ci aveva dimostrato che una MINI elettrica può ancora essere divertente.
La Countryman JCW ci ha ricordato qualcosa di diverso: quanto sia piacevole poter partire senza pianificare ogni sosta.
Abbiamo percorso lo stesso tragitto in circa metà del tempo, ci siamo fermati soltanto quando ne avevamo realmente bisogno e non abbiamo mai dovuto chiederci se il distributore sarebbe stato compatibile con la macchina, se avrebbe riconosciuto l’applicazione o se la pompa avrebbe erogato benzina alla potenza prevista.
Abbiamo fatto rifornimento.
E siamo ripartiti.
Una cosa tremendamente antiquata.
E tremendamente efficace.
Poi sono arrivate le curve.
Il quattro cilindri ha cominciato a farsi sentire, la trazione ALL4 ha fatto il proprio lavoro e per qualche chilometro ci siamo dimenticati completamente di autonomie, kilowattora, tempi di ricarica e transizione energetica.
Ed è probabilmente qui che la MINI Countryman John Cooper Works trova il suo senso.
Non è la MINI più piccola.
Non è la più leggera.
Non è neppure quella che consumerà meno.
Ma quando una strada comincia finalmente a diventare interessante, ha ancora voglia di giocare.
E certe volte è esattamente quello che vogliamo da un’automobile.

















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