Hongqi HS3 e HS5: EMC Auto porta in Italia il lusso cinese che non chiede permesso

Il mercato italiano dell’auto sta cambiando. E non piano, non con il passo felpato di chi bussa alla porta chiedendo “disturbo?”. No. Sta cambiando con il rumore secco di chi entra, appoggia le chiavi sul tavolo e dice: “Adesso ci siamo anche noi”.

EMC Auto continua la sua crescita e porta in Italia Hongqi, marchio premium del colosso cinese FAW. Un nome che da noi suona ancora nuovo, quasi misterioso, ma che in Cina non è esattamente l’ultimo arrivato con il catalogo stampato ieri mattina. Hongqi è un marchio storico, nato nel 1958 e legato per decenni alle vetture istituzionali cinesi. Roba da rappresentanza, da cerimonie, da tappeti rossi, da portiere che si aprono con una certa gravità.

Ora però il marchio arriva anche sul mercato italiano, e lo fa con due SUV: Hongqi HS3 e Hongqi HS5. Presentati in anteprima nazionale all’Automotive Dealer Day 2026, saranno commercializzati da EMC Auto a partire da settembre 2026.

E qui arriva la parte interessante: invece di partire subito con l’elettrico, come ormai sembrano obbligati a fare tutti appena pronunciano la parola “Cina”, Hongqi sceglie una strada diversa. Più concreta. Più diretta. Più termica.

Due SUV benzina turbo, uno per il segmento C premium e uno per il segmento D premium. Insomma, niente prediche da colonnina, niente ansia da ricarica, niente “aspettiamo mezz’ora e poi forse ripartiamo”. Qui si mette benzina, si gira la chiave — o meglio, si preme il pulsante — e si va.

La strategia EMC Auto: premium cinese, ma con il motore giusto per l’Italia

La mossa di EMC Auto è furba. Perché il mercato italiano guarda sì con interesse ai nuovi marchi cinesi, ma non tutti sono pronti a saltare dentro l’elettrico puro come se fosse una piscina riscaldata. Molti vogliono tecnologia, comfort, dotazioni ricche e prezzi possibilmente sensati, ma senza dover ripensare tutta la propria vita attorno a una presa.

Hongqi entra quindi con due modelli benzina turbo. Una scelta meno di moda, forse, ma molto più leggibile per il nostro mercato. E soprattutto più facile da proporre a chi vuole un SUV premium senza infilarsi nel labirinto delle autonomie, delle ricariche e delle colonnine occupate da qualcuno che ha parcheggiato lì “solo cinque minuti”. Spoiler: non sono mai cinque minuti.

La strategia è chiara: puntare su comfort, tecnologia, presenza scenica e motori tradizionali ad alte prestazioni. Non il solito ingresso timido da brand sconosciuto che prova a farsi notare con quattro LED e una promessa. Qui l’ambizione è più pesante: entrare nei segmenti dove da anni comandano i marchi europei.

E naturalmente la domanda arriva subito: riusciranno HS3 e HS5 a dare fastidio ai soliti nomi tedeschi, giapponesi e coreani?

Vediamo.

Hongqi HS3: il SUV compatto che vuole fare il premium senza chiedere scusa

La Hongqi HS3 è il modello d’accesso alla gamma italiana. Ma attenzione: “accesso” non significa povero, piccolo o dimesso. Significa semplicemente che è il primo gradino della scala. E la scala, qui, sembra piuttosto lucidata.

Parliamo di un SUV lungo circa 4,65 metri, largo 1,90 metri e alto 1,67 metri, con un passo di 2,77 metri. Numeri importanti, perché la HS3 si piazza nel cuore del segmento C premium, quello dove si muovono modelli come Audi Q3, BMW X1 e Mercedes GLA.

Il design è quello tipico della nuova scuola cinese premium: frontale importante, calandra verticale enorme, gruppi ottici sottili e linee tese. Non è un SUV che vuole mimetizzarsi nel parcheggio del centro commerciale. Anzi, sembra quasi voler dire: “Sì, sono nuovo. E quindi?”

La grande calandra anteriore domina la scena. È monumentale, quasi teatrale. Una di quelle soluzioni che possono piacere o far alzare un sopracciglio, ma almeno non sono anonime. E in un mondo pieno di SUV disegnati con lo stesso stampino e lo stesso entusiasmo di una lavatrice in offerta, avere una personalità riconoscibile è già una notizia.

HS3: motore 1.5 turbo e tanta tecnologia a bordo

Sotto il cofano della Hongqi HS3 troviamo un 1.5 TGDI turbo benzina da 169 CV e 258 Nm di coppia. Il cambio è un automatico a doppia frizione a 7 rapporti, mentre la trazione è anteriore.

Non è il SUV che vuole strappare l’asfalto a morsi. Non nasce per fare il bullo al semaforo o per far tremare i bicchieri del bar quando passa. Nasce per offrire una guida regolare, comoda, brillante quanto basta e soprattutto adatta all’utilizzo quotidiano e ai viaggi.

Dentro, però, la HS3 tira fuori la parte più interessante: doppio display digitale, infotainment da 12,6 pollici, strumentazione digitale da 12,3 pollici e una dotazione ADAS completa. Tradotto: tanta tecnologia già a bordo, senza dover giocare alla tombola degli optional come spesso accade sui marchi premium europei.

E questa è una delle armi più potenti dei brand cinesi: arrivano carichi. Molto carichi. Non ti vendono una macchina e poi ti fanno pagare anche il privilegio di avere ciò che ormai dovrebbe essere normale. Qui la dotazione è parte dell’attacco.

Perché se vuoi entrare in casa dei premium, devi farlo con le scarpe pulite, certo. Ma anche con le tasche piene.

Hongqi HS5: più grande, più potente, più ambiziosa

Se la HS3 è il biglietto da visita, la Hongqi HS5 è la stretta di mano più pesante. Più grande, più potente e decisamente più ambiziosa, si posiziona nel segmento D premium, quello dei SUV da famiglia evoluta, da rappresentanza, da viaggio lungo e da presenza importante su strada.

Le dimensioni parlano chiaro: circa 4,79 metri di lunghezza, 1,91 metri di larghezza, 1,70 metri di altezza e un passo di 2,87 metri. Insomma, non è esattamente un’utilitaria con il tacco alto. È un SUV grande, comodo, pensato per offrire spazio e presenza.

Il design della HS5 porta anche un elemento molto interessante: il contributo di Italdesign. E non è un dettaglio da mettere lì tanto per fare bella figura nel comunicato. Per un marchio cinese che vuole piacere in Europa, avere una firma stilistica italiana significa cercare un ponte tra il gusto orientale, spesso più scenografico, e quello europeo, più abituato a proporzioni, pulizia e coerenza visiva.

Il risultato è un SUV imponente, con un frontale molto riconoscibile, una griglia a cascata importante e quella sottile firma rossa sul cofano che richiama l’identità del marchio. È un dettaglio piccolo, ma furbo. Una specie di firma. Come dire: “Non sono una copia. Sono Hongqi”.

HS5: 252 CV, trazione integrale e cambio automatico a 8 rapporti

La HS5 alza il tiro anche nella meccanica. Il motore è un 2.0 TGDI turbo benzina da 252 CV e 380 Nm di coppia, abbinato a un cambio automatico a 8 rapporti e alla trazione integrale di serie.

Qui la musica cambia. Non siamo più nel territorio del SUV compatto da ingresso gamma. La HS5 punta a offrire prestazioni più corpose, maggiore stabilità e una guida più adatta anche ai lunghi trasferimenti. La trazione integrale è una carta importante, soprattutto per chi usa davvero l’auto tutto l’anno, tra pioggia, montagna, autostrada, statali sporche e quelle rotonde prese da gente che pensa di essere in qualifica a Monza.

Anche l’abitacolo punta su tecnologia e comfort: doppio schermo da 12,3 pollici, head-up display e dotazione ADAS completa. Il messaggio è chiaro: Hongqi non vuole venderti solo un SUV grande, vuole venderti un’esperienza premium.

Poi, naturalmente, la parola “premium” va dimostrata su strada, nei materiali, nell’assistenza, nella rete, nella tenuta del valore e nella qualità percepita dopo anni di utilizzo. Perché fare una bella prima impressione è facile. Restare credibili dopo 80.000 chilometri è un altro sport.

Il punto vero: Hongqi può davvero sfidare il premium europeo?

Qui bisogna essere onesti. Entrare nel mercato italiano con un marchio premium cinese non è una passeggiata in riva al lago. È più una salita in mulattiera con i sassi smossi.

Il cliente italiano conosce bene Audi, BMW, Mercedes, Volvo, Lexus, Toyota, Hyundai, Kia. Ha riferimenti forti, abitudini consolidate e anche un certo scetticismo quando arriva un nome nuovo e promette lusso, tecnologia e qualità.

Però il mercato è cambiato. I marchi cinesi non sono più quelli da guardare con aria di sufficienza dal finestrino abbassato. Sono cresciuti, si sono organizzati, hanno investito in design, tecnologia, sicurezza e distribuzione. E soprattutto hanno capito una cosa fondamentale: per conquistare l’Europa non basta arrivare. Bisogna convincere.

EMC Auto, da parte sua, porta in dote una rete distributiva e una strategia commerciale che possono rendere l’operazione più concreta. Perché l’auto non si vende solo con la scheda tecnica. Si vende con presenza sul territorio, assistenza, fiducia e capacità di spiegare al cliente perché dovrebbe scegliere qualcosa di nuovo invece del solito logo conosciuto.

Hongqi HS3 e HS5: una sfida vera, non una comparsata

La HS3 e la HS5 non arrivano in Italia per fare tappezzeria. Arrivano per aprire una nuova fase per EMC Auto e per provare a portare Hongqi dentro una fascia di mercato molto delicata, quella dove il cliente non compra solo un’auto, ma anche status, comfort, immagine e sicurezza psicologica.

La scelta di partire con due SUV benzina turbo è pragmatica. Forse meno futuristica sulla carta, ma molto più aderente alla realtà di tanti automobilisti italiani. La HS3 punta su compattezza, tecnologia e dotazioni. La HS5 aggiunge dimensioni, potenza, trazione integrale e un’ambizione più alta.

Ora resta da capire il punto più importante: il prezzo. Perché lì si giocherà buona parte della partita. Se Hongqi riuscirà a offrire un pacchetto premium ricco, tecnologico e competitivo, allora i soliti noti dovranno iniziare a guardarsi nello specchietto. E magari non vedranno solo fari LED.

Vedranno una griglia enorme che si avvicina.

E no, non sembra intenzionata a frenare. 🚙

Traduci