


Centoventicinque anni fa, Henry Ford salì su un’auto chiamata Sweepstakes.
Non era un pilota professionista.
Non era il favorito.
Era un uomo con le spalle al muro.
Quel giorno di ottobre del 1901, su una pista sterrata a Grosse Pointe, Ford non vinse solo una gara: vinse il diritto di esistere. Quella vittoria attirò gli investimenti che permisero la nascita della Ford Motor Company.
Ford non è stata ispirata dalle corse.
Ford è nata dalle corse.
Ed è per questo che oggi, dopo 22 anni di assenza, il ritorno in Formula 1 non è una mossa strategica.
È una faccenda irrisolta.
È una questione di sangue.
Il Blue Oval torna dove appartiene



Quando sono state svelate le nuove livree Oracle Red Bull Racing e Visa Cash App Racing Bulls, molti hanno visto un’operazione di branding.
In Ford no.
Noi abbiamo visto il nostro nome tornare su un campo di battaglia globale.
Il Blue Oval non è un adesivo. È una firma. È il segno del lavoro di ingegneri che stanno passando notti intere tra Dearborn e Milton Keynes, costruendo qualcosa che non può permettersi di fallire.
Nel marzo 2026, al Gran Premio d’Australia, Ford tornerà ufficialmente sulla griglia di partenza della Formula 1. Ventidue anni sono troppi. Era ora di tornare a casa.
La Formula 1 non è un laboratorio. È una guerra



C’è chi dice che la pista sia un laboratorio.
È una bugia rassicurante.
La pista è un campo di battaglia.
È il luogo dove le idee vengono massacrate o sopravvivono.
Ford sta contribuendo allo sviluppo di una power unit ad altissima tensione, una delle più complesse mai viste in Formula 1. Non è un hobby, non è un side project. È ingegneria brutale, fatta di errori, notti insonni e soluzioni che devono funzionare sempre, a 300 all’ora, sotto pressione.
Qui non si parla di storytelling.
Qui si parla di sopravvivenza tecnica.
Dalla F1 alla strada, senza filtri

Chi pensa che la Formula 1 sia distante dalle auto di serie non ha capito nulla.
I sistemi ad alta tensione, la gestione delle batterie, il software di controllo energetico sviluppati per il 2026 sono gli stessi mattoni che costruiranno i futuri Ranger Raptor, F-150, Mustang.
Ogni giro in pista è un investimento.
Ogni gara è un database.
Ogni sconfitta è un aggiornamento.
Che si tratti della Raptor T1+ nel deserto della Dakar, delle Mustang a Le Mans, o di un pick-up che affronta il Baja, Ford corre per una sola ragione: rendere migliori le proprie auto.
Non siamo qui solo per vincere



Ford non entra in Formula 1 solo per collezionare trofei.
Ford entra in Formula 1 per ricordare chi è.
Nei corridoi di Ford Racing oggi c’è elettricità vera. Non entusiasmo da presentazione PowerPoint. Ma la consapevolezza che, quando quelle monoposto scatteranno a Melbourne, porteranno con sé il 1901 e il 2026 insieme.
Siamo ottimisti.
Non siamo ingenui.
La competizione è feroce. Il rispetto per gli avversari è totale. Ma una cosa è certa: non smetteremo di spingere.
Il ritorno del Blue Oval


A chi ha aspettato più di vent’anni: siamo tornati.
A chi ha lavorato per arrivare fin qui: grazie.
Il Blue Oval è tornato dove deve stare.
Adesso basta parlare.
Si corre.













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