Il Detroit Auto Show 2026 non ha cercato di essere trendy.
Non ha provato a sembrare una fiera tech.
Non ha inseguito mode forzate.
Ha fatto una cosa molto più pericolosa: è tornato alle origini.
Dal 14 al 25 gennaio 2026, nel cuore ghiacciato della Motor City, Detroit ha rimesso al centro auto vere, motori veri, acciaio, lavoro e identità industriale. E sì, finalmente di nuovo in inverno. Come deve essere.
Il cuore della Motor City torna protagonista
Dopo anni di date ballerine, edizioni “esperimento” e l’inevitabile scia lasciata dalla pandemia, il Detroit Auto Show 2026 ha rimesso i piedi per terra.
E quando Detroit lo fa, lo senti nelle ossa.
Oltre dieci giorni di evento, con:
- giornate dedicate a media e industria
- conferenze tecniche vere (non keynote motivazionali)
- eventi di gala e raccolte fondi per la comunità locale
Detroit non chiede scusa per quello che è.
Costruisce, mostra, accende motori.
Oltre 40 brand: Detroit non gioca in solitaria
Il salone ha visto la partecipazione di oltre 40 marchi, con una presenza massiccia dei costruttori storici:
- Ford
- General Motors
- Stellantis
- Toyota
Accanto a loro, supercar, concept futuristici, veicoli speciali e prototipi pensati più per mostrare muscoli industriali che per promettere futuri vaghi.

Esperienza prima di tutto: qui si guida, non si scrolla
Una delle cose migliori del Detroit Auto Show 2026 è stata la centralità dell’esperienza fisica.
- Track interni per test drive (benzina, ibrido, elettrico)
- aree dedicate alle tecnologie emergenti
- Michigan Overland Adventure, paradiso per chi ama fango, pendenze e gomme tassellate
Detroit non ti chiede di immaginare com’è un’auto.
Te la fa guidare.
Solo elettrico? No. E finalmente qualcuno lo dice
Qui arriva il punto più interessante.
Nonostante la narrativa globale, l’elettrico non è stato il protagonista assoluto.
Anzi. In diversi padiglioni gli spazi EV sono stati ridimensionati, lasciando più spazio a:
- ibridi
- powertrain tradizionali evoluti
- soluzioni concrete, non ideologiche
Ed è stato un segnale chiarissimo:
il mercato chiede scelta, non imposizioni.
I premi NACTOY 2026: bussola per l’industria
Durante il salone sono stati assegnati i prestigiosi North American Car, Truck and Utility Vehicle of the Year:
- Dodge Charger – North American Car of the Year
- Ford Maverick Lobo – North American Truck of the Year
- Hyundai Palisade – North American Utility Vehicle of the Year
Premi che contano davvero, perché basati su design, innovazione, sicurezza e valore reale, non su slogan.
RAM: quando i pickup dettano ancora legge
Se c’era uno stand che faceva rumore, era quello RAM.
All’interno dell’area Stellantis, RAM ha ricordato a tutti perché i pickup americani non hanno bisogno di giustificazioni.

Le novità chiave:
- ritorno del V8 HEMI 5.7 sul Ram 1500 2026
- prima apparizione pubblica del Ram 1500 SRT TRX 2027
- Ram 2500 Power Wagon 2027 con Cummins Turbo Diesel
Tradizione sì, ma con uno sguardo lucido verso l’evoluzione tecnologica.
Non nostalgia. Identità.
GMC: robustezza premium, senza complessi
Allo stand GMC, il messaggio era chiarissimo:
Professional Grade non è uno slogan, è un modo di vivere l’auto.

I modelli più discussi:
- GMC Sierra AT4 e Denali
- GMC Canyon AT4 Diesel
- GMC Yukon Denali e Yukon XL Denali
- GMC Acadia AT4 e Denali
Pickup, SUV, crossover: tutto con la stessa filosofia.
Robustezza, tecnologia, comfort. Senza diventare soft.
Il verdetto finale
Il Detroit Auto Show 2026 non ha cercato di piacere a tutti.
Ed è proprio per questo che ha funzionato.
Meno promesse, più prodotti.
Meno slogan, più metallo.
Meno “il futuro sarà”, più “questa è l’auto che puoi guidare domani”.
Detroit è tornata a fare Detroit.
E l’industria automobilistica, forse, ne aveva davvero bisogno.















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