Quando il deserto alza il livello e la leggenda risponde presente
La Dakar 2026 non sarà una semplice edizione in più.
Sarà la Dakar della maturità, quella in cui tutto ciò che è stato imparato negli ultimi anni viene messo insieme per creare un rally raid totale, spietato, completo. Un evento che non fa sconti a nessuno e che, ancora una volta, separa i piloti veri da chi pensava di esserlo.
Dal 3 al 17 gennaio, l’Arabia Saudita diventerà di nuovo il centro del mondo off-road. Non per moda, non per scenografia, ma perché oggi è il territorio perfetto per costruire la Dakar più dura possibile.
Un percorso che non perdona
8.000 chilometri di sabbia, rocce e navigazione cattiva
La Dakar 2026 si svilupperà su un anello di circa 8.000 chilometri, di cui quasi 5.000 di prove speciali. Si parte e si arriva a Yanbu, sul Mar Rosso, con una struttura a tappe “a margherita” che rende la vita un filo più semplice ai team… ma non ai piloti.
Il tracciato è stato disegnato ancora una volta da David Castera, uno che la Dakar l’ha corsa, rotta, sofferta e ora la costruisce con una cattiveria creativa chirurgica. Il risultato è un mix micidiale di:
- piste veloci dove sbagliare è facilissimo
- tratti pietrosi che distruggono gomme e sospensioni
- dune tecniche dove la navigazione conta più del piede destro
E no, nel 2026 non si entrerà nell’Empty Quarter. Ma nessuno si illuda: la sabbia non mancherà. Semplicemente sarà più subdola.
Le tappe maratona tornano a fare paura
Dormire male, riparare peggio, correre comunque
Una delle grandi novità della Dakar 2026 è il ritorno delle tappe maratona in versione “rifugio”.
Niente assistenza.
Niente comfort.
Solo bivacchi essenziali e solidarietà tra concorrenti.
La tappa 7 sarà la più lunga dell’intera edizione: 925 km totali, con 336 km di speciale, un muro psicologico prima del giorno di riposo a Riyadh. Qui si perdono le Dakar. Qui si vincono. Qui si rompono uomini e macchine.
Moto e auto: strade diverse, inferno uguale
Più sicurezza, più difficoltà
Anche nel 2026 prosegue la scelta dei percorsi separati tra moto e auto. Una soluzione che aumenta la sicurezza, ma rende la navigazione ancora più complessa.
Roadbook più elaborati, meno tracce da seguire, più responsabilità sulle spalle di chi guida.
Chi sbaglia, paga.
Subito.
Tutte le categorie al limite
Nessuno è comparsa alla Dakar
Moto
KTM parte ancora da favorita, con Daniel Sanders come uomo da battere. Ma Honda è pronta a rovinare la festa con Schareina, Brabec e Van Beveren. Hero Motorsport cresce e Ross Branch resta una mina vagante.
Qui non esistono strategie conservative. Solo sopravvivenza.
Auto Ultimate
Il saudita Yazeed Al Rajhi difende il titolo, ma Toyota dovrà guardarsi da Ford e Dacia.
Lo squadrone Ford schiera nomi pesantissimi come Carlos Sainz, Mattias Ekström, Nani Roma e Mitch Guthrie.
Dacia risponde con Al Attiyah, Loeb, Cristina Gutiérrez e il campione del mondo Lucas Moraes.
E poi c’è il ritorno di Stéphane Peterhansel, Mr Dakar, al debutto con il nuovo Defender. Non sarà facile. Ma nessuno lo dà mai per finito.
Challenger, SSV e camion
Categorie sempre più veloci, sempre più professionali.
I SSV ormai viaggiano a ritmi folli.
I camion continuano a sfidare le leggi della fisica.
Dakar Classic
La memoria storica che corre.
Macchine d’epoca, navigazione pura, spirito vero.
Non nostalgia. Rispetto.
Mission 1000 e Next Gen
Il futuro corre nel deserto
La Dakar 2026 guarda avanti senza snaturarsi.
Mission 1000 torna con:
- moto elettriche
- camion ibridi
- progetti a idrogeno
Qui la sostenibilità non è una parola di moda. È una sfida tecnica nel posto peggiore possibile per provarla.
Se funziona qui, funziona ovunque.
La Dakar 2026 non sarà gentile
E per questo sarà indimenticabile
La Dakar non cambia per piacere.
Cambia per restare la gara più dura del mondo.
La Dakar 2026 sarà lunga, tecnica, stancante, mentale.
Una Dakar che non regala nulla, ma che restituisce tutto a chi arriva in fondo.
Perché alla Dakar non vinci solo una gara.
Ti guadagni un posto nella leggenda.













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