Quando pensi che Michael Jordan abbia già fatto tutto, lui trova un altro modo per prendersi la scena.
Mentre l’NBA celebrava l’All-Star Sunday, la leggenda dei Chicago Bulls scriveva un’altra pagina nella storia dello sport americano… ma stavolta a 300 km/h.
Perché il Daytona 500 2026 non è stato solo una gara. È stato un messaggio.
23XI Racing: da progetto ambizioso a potenza vera

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Il team co-fondato da Jordan ha conquistato la vittoria nella gara più iconica della NASCAR Cup Series, sul sacro asfalto del Daytona International Speedway.
Non è solo un successo sportivo.
È una dichiarazione industriale.
23XI Racing non è più “il team di Jordan”.
È una struttura competitiva capace di vincere la 500 più importante dell’anno.
Dalla NBA alla NASCAR: mentalità vincente
Jordan ha dominato l’All-Star Weekend per decenni con il suo nome.
Ora domina la Daytona 500 con la sua visione.
Il parallelo è quasi cinematografico:
- NBA All-Star Sunday sotto i riflettori
- Daytona 500 come evento motoristico più seguito d’America
- Due mondi diversi, un unico protagonista
La sua presenza nel motorsport non è un capriccio da celebrità. È strategia, leadership, cultura della vittoria.
Il peso simbolico della Daytona 500
Vincere la Daytona 500 significa entrare nella mitologia NASCAR.
Non è una gara qualsiasi. È la gara.
E quando un team legato a un’icona globale come Michael Jordan sale sul gradino più alto del podio, il messaggio è chiaro: il motorsport americano è mainstream, trasversale, pop.
È business, sport e spettacolo in un unico colpo.
Cosa cambia per la stagione 2026
Una vittoria a Daytona:
- Porta punti pesanti
- Costruisce fiducia nel team
- Attira sponsor
- Aumenta pressione sugli avversari
Ma soprattutto cambia la narrativa.
Jordan non è più solo l’uomo che ha rivoluzionato il basket.
È l’imprenditore che vuole riscrivere anche la NASCAR.
E a giudicare da questa domenica… non sembra affatto uno che si accontenta.













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