Se qualcuno ancora pensa che la Dakar sia una questione di potenza, cavalli o moto perfette, la Dakar Moto 2026 ha appena riscritto la legge fondamentale del rally raid: conta la testa, conta la navigazione, conta non sbagliare quando sei stanco, disidratato e a cento all’ora nel nulla.
Luciano Benavides ha vinto la Dakar per due secondi. Due. Secondi. Dopo quasi 8.000 chilometri di inferno.


Una vittoria che sembra uno scherzo, ma è Dakar allo stato puro
Due settimane di gara, tredici tappe, migliaia di chilometri tra pietre, dune, fesh-fesh e notti senza sonno. E alla fine tutto si decide su un bivio sbagliato a meno di dieci chilometri dal traguardo finale.
Luciano Benavides, argentino KTM, parte sapendo che recuperare oltre tre minuti su Ricky Brabec è quasi impossibile. La matematica dice no. La Dakar dice: vediamo.
E infatti succede l’impensabile.
Il momento che spezza la Dakar: l’errore Honda
Al chilometro 96,3 dell’ultima speciale, quando ormai si vede il mare e la linea del traguardo sembra già scritta, succede ciò che alla Dakar succede sempre ai migliori: una nota di navigazione ambigua, uno schizzo impreciso, una decisione presa in mezzo secondo.
Brabec, Van Beveren e il gruppo Honda prendono la direzione sbagliata. Davanti, il mare. Dietro, il cronometro che non aspetta nessuno. Per tornare indietro serve un giro lungo. Troppo lungo.



Quando Benavides capisce cosa sta succedendo, sa già tutto. Non deve vincere la tappa. Deve solo non sbagliare. E non sbaglia.
KTM vince la Dakar più crudele degli ultimi anni
Luciano Benavides taglia il traguardo sapendo di aver fatto la storia. Non con una cavalcata trionfale, non con dieci tappe vinte, ma con la forma più pura di vittoria alla Dakar: la sopravvivenza intelligente.
È il suo primo successo alla Dakar. È il secondo consecutivo per la famiglia Benavides, dopo la vittoria del fratello Kevin. È una vittoria che vale oro perché arriva contro una Honda perfetta per due settimane.


Honda perfetta… fino all’ultimo chilometro
Ricky Brabec aveva fatto tutto giusto. Gestione, ritmo, esperienza. Undici Dakar disputate, due vinte, una corsa costruita come un mosaico perfetto.
Poi manca l’ultima tessera. Quella che alla Dakar non puoi permetterti di perdere.
Il team Honda valuta un appello. Ma la Dakar è spietata: la strada non si riscrive, il deserto non perdona, il cronometro non discute.
Podio Dakar Moto 2026: KTM davanti, Honda dietro, rispetto assoluto
Alle spalle di Benavides e Brabec chiude terzo Tosha Schareina, sempre su Honda. Un podio che racconta una verità semplice: questa Dakar l’hanno persa e vinta i migliori.
KTM festeggia con Edgar Canet, con un Daniel Sanders eroico che corre con una clavicola fratturata, con una squadra che sa ancora cosa significa vincere quando conta davvero.

Due secondi che valgono una vita
Luciano Benavides lo dice chiaramente: questa vittoria non era scritta. È arrivata perché non ha mollato mai, perché ha creduto che la Dakar potesse ancora cambiare idea all’ultimo respiro.
Due secondi dopo 8.000 km. Non è fortuna. È Dakar.













Leave a Reply
View Comments