
C’è chi parte per fare esperienza.
E poi c’è chi parte per prendersi tutto.
L’edizione 2026 della Africa Eco Race non è stata una semplice gara. È stata una resa dei conti nel deserto. Sabbia, navigazione pura, chilometri che ti mangiano l’anima e zero pietà per gli errori. E in mezzo a questo inferno beige? Kevin Gallas.
Un nome che fino a ieri sussurravi. Oggi lo urli.
Il deserto non perdona (ma premia chi ha fegato)
Dalla partenza europea fino alle piste africane, questa Africa Eco Race è stata un continuo ribaltamento di gerarchie. I favoriti? In difficoltà. I big? Costretti a inseguire. I sogni? Frantumati tra dune e waypoints mancati.
E Gallas? Freddo. Lucido. Spietato.
Niente show inutile. Solo ritmo, navigazione chirurgica e gestione intelligente delle tappe più insidiose tra Marocco e Mauritania.
Nel rally raid non vince chi spalanca il gas. Vince chi sopravvive. E lui ha fatto entrambe le cose.
L’edizione delle sorprese
Questa non è stata una gara lineare. È stata una battaglia strategica.
- Tappe massacranti sulle dune
- Errori di navigazione pagati a caro prezzo
- Ritiri eccellenti
- Classifiche ribaltate giorno dopo giorno
Il deserto ha riscritto la storia della gara ogni sera. E Kevin Gallas è rimasto lì. Sempre lì. A colpire quando serviva.
Non è stata una vittoria casuale. È stata costruita tappa dopo tappa, con una costanza che ha fatto saltare il banco.
Tecnica, testa e gestione
Chi pensa che l’Africa Eco Race sia solo “dare gas sulla sabbia” non ha capito nulla.
Qui contano:
- Consumo e gestione meccanica
- Lettura del roadbook
- Controllo mentale sotto pressione
- Capacità di non perdere la rotta quando tutto sembra identico
Gallas ha dimostrato di avere il pacchetto completo. Velocità sì, ma soprattutto maturità agonistica. E questo, nel rally raid moderno, è oro.
Il peso di questa vittoria
Vincere l’Africa Eco Race non è solo mettere una coppa in bacheca.
Significa:
- Imporsi in una delle competizioni più dure del panorama rally raid
- Dimostrare di poter reggere la pressione per giorni
- Mandare un messaggio chiaro al paddock internazionale
Non è una favola. È un manifesto.
Il deserto ha scelto. E ha scelto lui.













Leave a Reply
View Comments